Editoriale: L’Europa ipocrita

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Foto: Italia Report

Qualche giorno fa tutti i giornali italiani ed europei hanno pubblicato la foto shock di un bambino siriano a faccia in giù, morto su una spiaggia della Turchia. Il piccolo Aylan Kurdi era annegato insieme alla madre e il fratello scappando dalla guerra. Qualche giorno prima ancora si parlava di 71 vittime soffocate dentro un camion mentre attraversavano i confini tra Ungheria e Austria. Si parla quotidianamente dei barconi rovesciati nei mari Mediterraneo e Ionio e di quelli in arrivo ancora salvi.

I nostri lettori dalla Russia, Ucraina e dagli altri Paesi dell’ex Unione Sovietica ci stanno chiedendo cosa sta succedendo in Italia e in Europa? La risposta è: niente di nuovo, niente di quello che non fosse già successo negli ultimi dieci anni a questa parte. Il rapporto di ISMU (Istituto per lo Studio della Multietnicità) dimostra che dal 1997 al 2014 sono sbarcati sulle coste italiane 614.445 migranti, tra quali i 170.000 nel 2014. Oltre 67mila sono arrivati via mare già nel primo semestre 2015. Il problema della migrazione è cresciuto notevolmente con la crisi in Siria, a cominciare dal 2010 e non certamente con il ritrovo del corpicino del povero Aylan.

Quindi la domanda dovrebbe essere un altra. Sono state le foto con la gente morta sulla spiaggia a rendere il mondo consapevole del problema sull’immigrazione in Europa? O forse queste foto sono state scelte intenzionalmente sotto il comando dei potenti uffici stampa dei vertici dell’Unione Europea, perché finalmente qualcuno ha deciso di prendere i provvedimenti al riguardo?

Forse adesso più che prima preoccupa il fatto, che i disperati che scappano dalla guerra e dalla fame non vogliono più trattenersi in Italia e cercano di arrivare in altri Paesi più ricchi e prosperi come la Germania, Francia e altrove. Lo fanno nascondendosi nei camion e assalendo i treni che partono dalla Serbia e Ungheria verso l’Austria, spaventando quella popolazione che dell’immigrazione non sapeva quasi niente fino a ieri. Non tutti si dimostrano accoglienti nei confronti dei rifugiati. La premier polacca Ewa Kopacz sottolinea l’indisponibilità del suo Paese di accogliere nemmeno due mila rifugiati. E così l’Unione Europea di nuovo rischia di spaccarsi a pezzi.

Questo sì, che è un problema per quelli che dirigono l’Europa. Questo sì, un motivo per intervenire.

Allora per sensibilizzare l’opinione pubblica e svegliare il senso di solidarietà dei Paesi meno accoglienti nascono i “nuovi eroi”. Uno di quelli è il premier finlandese Juha Sipila, che ha deciso di mettere a disposizione dei profughi la sua casa di vacanze nel bosco, però dal primo di gennaio 2016. Invece, alla stazione di Monaco di Baviera un treno con 400 immigrati a bordo è stato accolto con applausi, l’inno europeo, vestiti e giocattoli di peluche.

Cosa si dovrebbe dire allora della Sicilia dove ai disperati arrivati dal mare quasi tutti giorni si offre il cibo, l’acqua e il lavoro da anni?

Invece di cercare eroi l’Europa dovrebbe cercare i colpevoli. Perché non è finita qua. Perché il vero problema deve ancora venire. Perché in realtà non si sa di quanti stranieri stiamo parlando e quanti rifugiati ancora sbarcheranno sulle nostre coste. Non si sa quanti ancora cercheranno di salvarsi da una guerra che è stata voluta dall’Europa stessa. Da quella guerra che l’Europa, guidata dalla “donnadiferro” aveva accettato nel 2012.

Cosa possiamo dire del futuro dell’Europa che adesso si divide sull’accoglienza di decine di migliaia di profughi, quando questi diventeranno milioni? Cio accadrà sicuramente se l’Isis, una manciata di persone, finanziata chissà da chi, prenderà il comando della Siria e poi dell’ Iraq, sgozzando le teste di persone come se fossero di capre.

Forse la Germania dopo aver dimostrato di essere una pessima guida dell’Europa dovrebbe smettere di parlare di “noi grandi tedeschi” e “voi piccoli italiani” e accettare i propri errori. Perché solo un grande ipocrita può continuare a sostenere la guerra dei terroristi e favorire un’irregolare immigrazione, accogliendo i profughi alla stazione ferroviaria con i giocattoli di peluche.

Olga Gomenyuk

©Copyright 2014 “Italia Report” Riproduzione riservata



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