Festival del Cinema di Roma

Si è conclusa domenica 24 ottobre la decima edizione della Festa del Cinema di Roma che, sotto la direzione di Antonio Monda, ha deciso di tornare alla nomenclatura originaria sostituendo quel “Festival” delle ultime edizioni

festa-del-cinema

Si è conclusa domenica 24 ottobre la decima edizione della Festa del Cinema di Roma che, sotto la direzione di Antonio Monda, ha deciso di tornare alla nomenclatura originaria sostituendo quel “Festival” delle ultime edizioni. I biglietti venduti in questa edizione sono stati 35.270 cioè il 21% in meno rispetto all’edizione del 2014 e hanno quindi comportato un incasso inferiore del 20% rispetto alla precedente edizione della kermesse. Con successo in questo senso chiude invece la sezione autonoma e parallela Alice nella Città, che registra un +14% di incremento tra pubblico e accreditati.

Sarà stato per la disponibilità di una sala in meno (la Santa Cecilia, cioè la più grande con 1500 sedute) ma più verosimilmente la causa principale di questa contrazione è da attribuirsi ad una minore “mondanità” dell’evento caratterizzato da meno star internazionali (possiamo annoverare Ellen Page, Jude Law e Monica Bellucci) e relativa assenza di tappeti rossi attraenti per un pubblico mainstream. Tuttavia, sentendo il pubblico e soprattutto i critici accreditati a questa edizione, a parte qualche rara eccezione (vedi ad esempio Office 3D di Johnny To), la qualità dei film proposti (37 opere proiettate in selezione ufficiale) si è rivelata nettamente superiore rispetto alle precedenti edizioni. Più sostanza quindi (compresi gli incontri con i protagonisti del cinema) e meno forma in grado di attrarre grandi masse. Di questa edizioni si ricorderanno quindi ottimi titoli come The Walk 3D di Robert Zemeckis, Room di Lenny Abrahamson, Junun di Paul Thomas Anderson, Mistress of America di Noah Baumbach, Carol di Todd Haynes, El Club del geniale cileno Pablo Larraìn (protagonista di una delle tre retrospettive del festival) ma anche gli italiani Dobbiamo parlare di Sergio Rubini e ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, il lungometraggio che segna il debutto alla regia di Gabriele Mainetti. Proprio questo film, interpretato da Claudio Santamaria come protagonista, viene considerato la vera sorpresa e il gioiellino della Festa in quanto è stato salutato da molti come il primo vero film di supereroi italiano, capace di affrontare con ironia e leggerezza ma non superficialità i temi importanti della vita (e del cinema): l’amore, la diversità, la violenza, la disuguaglianza sociale.

Римский фестиваль

Niente più giurie e premi vari, ma solo un premio assegnato dal pubblico a Angry Indian Goddesses di Pan Nalin, votato dagli spettatori online tramite un sistema elettronico. Diretto da un uomo, la peculiarità del film è quella di essere il primo “Buddy movie” indiano al femminile, un ritratto alquanto fresco e spigliato che mira a rappresentare la condizione della donna nell’India di oggi, presentando diverse storie e tipologie femminili.

Molti i paesi protagonisti della Festa tra cui la Russia che ha inviato alla manifestazione, nella selezione Ufficiale, l’intenso e delicato Little Bird, il secondo lungometraggio del giovane (23 anni) ma già pluripremiato regista Vladimir Beck, autore anche della sceneggiatura. Un film sulla perdita dell’innocenza e sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza e alla maturità, attraverso la scoperta dell’amore (doloroso) e del sesso che non a caso avviene durante l’estate, in una colonia vacanze dove si intrecciano le vicende, e più nello specifico i sentimenti e le inquietudini, dei giovani protagonisti.

Римский фестиваль

Vladimir Beck



Категории: Культура, Новости, Рим

Теги: , , ,

 

Lascia una risposta