Kiton – leggenda del Made in Italy

Intervista con l’amministratore delegato di Kiton Antonio de Matteis

Kiton

Durante la 91-a edizione di Pitti Immagine Uomo è stato conferito il premio alla carriera al fondatore e presidente dell’azienda Kiton Ciro Paone, uno degli imprenditori più carismatici in Italia. Così la celebre kermesse fiorentina ha voluto ringraziare il titolare della più famosa sartoria napoletana per quello che ha dato e continua a dare alla moda italiana.

Come omaggio a Kiton e al suo fondatore è stata organizzata anche la mostra intitolata “Due o tre cose che so di Ciro” – un racconto che si snoda attraverso sei stanze, sei temi fondamentali del lavoro e la visione di Ciro Paone. I premi e omaggi che il signor Paone ha ricevuto durante la sua carriera non finiscono certamente qui.

Quando un cittadino italiano si rende particolarmente meritevole nell’ambito lavorativo viene ringraziato dallo Stato con il titolo di Cavaliere del lavoro. è un titolo molto raro e tra le tante cose richiede di aver promosso un incremento notevole dell’economia del Paese oppure aver svolto opere finalizzate all’elevazione economica e sociale dei lavoratori.

Nel 1999 Carlo Azeglio Ciampi ha assegnato la croce e il brevetto del Cavaliere del Lavoro a Ciro Paone.

L’anno prossimo l’azienda Kiton festeggerà i suoi 50 anni di storia. Una storia che parla di un sarto che è riuscito a trasformare la sua più grande passione in mestiere e una piccola sartoria in un’azienda internazionale con 40 negozi monomarca sparsi in 15 paesi.

Una storia che racconta di un’azienda che va contro corrente: mentre gli altri scelgono la produzione industriale, la Kiton produce i propri abiti rigorosamente a mano, mentre gli altri scelgono il digitale, la Kiton preferisce ancora il contatto umano.

Una storia che inizia nel 1956 quando Paone ancora commerciante di tessuti di Arzano, città vicino Napoli, decise di valorizzare la sua terra, portando avanti la stupefacente tradizione di gusto ed eleganza che ancora oggi caratterizza il luogo campano.

Abbiamo intervistato l’Amministratore delegato di Kiton Antonio de Matteis, per capire com’è cambiata l’azienda in questi anni, come affronta le difficoltà del settore, ma, innanzi tutto, che importanza ha per loro la città di Napoli.

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Tutto cominciò nel’56, si parla di più di 60 anni di storia. Com’è cambiata l’azienda in questi decenni?

Nel 1956 Ciro Paone fonda la sartoria CiPa (dalle sue iniziali) quella che poi nel 1968 diventerà Kiton. è un’azienda che fin dall’inizio ha fatto un prodotto artigianale. Ma credo che la grande intuizione del signor Paone sia stata quella di portare la sartoria napoletana in giro per il mondo però cambiandola di poco. Mantenendo la filosofia di costruzione napoletana , ha cercato di conferire agli abiti anche un’aspetto più internazionale. Il Signor Paone ha eliminato tutti quei punti e doppie cuciture che servivano a mostrare che l’abito è fatto a mano. Secondo lui erano troppo eccessive per un cliente come il nostro che non ha bisogno di apparire. Il nostro cliente compra, innanzitutto, per se stesso, quindi cerca la qualità, l’esclusività e il piacere di avere un pezzo unico.

In questi anni è cambiata anche eleganza maschile?

Eleganza secondo me è una cosa innata, quindi non cambia nel tempo. L’Eleganza è qualcosa che uno ha dentro di se, qualcosa che non s’impara. è modo di comportarsi, non solo modo di vestirsi. Sicuramente una persona elegante vuol apparire poco. Non è una persona che noti subito da lontano, ma da vicino quando puoi giudicare dai dettagli com’è vestito. Questo per me significa eleganza.

Negli ultimi anni si parla tanto di artigianalità. Secondo Lei si tratta solo di nostalgia, di un trend, oppure veramente sta tornando la richiesta di un prodotto sartoriale?

Sicuramente c’è una richiesta di capi unici, sartoriali e artigianali. Ma credo che i termini “artigianalità” e “sartorialità” vengano molto mal usati in questo momento. Spesso si tratta soltanto di parole ma non rimandano alla vera artigianalità. Noi invitiamo sempre i clienti a visitare l’azienda, perché solo così si può veramente vedere com’è fatto un abito. Per quanto ci riguarda, la richiesta di un prodotto artigianale sta crescendo e di conseguenza sta crescendo anche la nostra azienda. Inoltre negli ultimi anni si va affermando un cambio di generazione: ci sono molti giovani che cercano un prodotto unico. Per noi è un motivo di grandissima soddisfazione.

Si parla spesso di artigianalità ma di maestri della sartoria ce ne sono sempre meno, Kiton come risolve questo problema?

Nel 2000 abbiamo creato una scuola di sartoria completamente finanziata e gestita da noi. Grazie a questa scuola abbiamo risolto il problema del personale e negli ultimi sedici anni abbiamo ridotto l’età media dei professionisti da 55 a 36 anni.

Kiton non solo Made in Italy ma anche made in Naples. Che importanza ha per voi questa città?

Credo che Kiton potesse nascere solo a Napoli, dove la tradizione sartoriale e di ben vestire è molto forte. Sicuramente non è una città facile. All’inizio per mio zio che diceva di venire da Napoli non era un bel biglietto da visita. Però credo che oggi Napoli sia riconosciuta nel mondo come indiscussa capitale della sartoria.

Viviamo nell’epoca di globalizzazione: le aziende spostano la produzione verso i Paesi dell’est o verso la Cina. Ritiene che si debba combattere questo fenomeno?

Assolutamente no. A noi non interessa produrre all’estero, abbiamo cinque aziende e sono tutte in Italia, ma la globalizzazione ci ha permesso di vendere in questi Paesi. Se 20 anni fa era impensabile aprire un negozio in Cina, adesso la Kiton ha 9 punti vendita.

Il digitale oggi ha eliminato molti confini: con un click si arriva dall’altra parte del mondo. Riuscite a sfruttare potenzialità e vantaggi di questo nuovo sistema?

Il digitale senz’altro ha tante potenzialità, ma per adesso a noi interessa poco. Perché crediamo che la gente non compri per necessità, ma per il piacere di farlo e che esista ancora il gusto di avere relazioni interpersonali. Da parte nostra conserviamo la soddisfazione di avere un rapporto diretto con il cliente. Non si tratta solo del punto vendita, riceviamo volte visite dei clienti in azienda e questo per noi è molto importante: il cliente ha bisogno di vedere e capire il prodotto. Il digitale arriverà sicuramente anche per noi, ma non ci cambierà la vita.

Si dice che il primato dell’eleganza maschile appartiene alla Gran Bretagna

La Gran Bretagna ha senz’altro una tradizione storicamente più importante, ma negli ultimi anni è stata sorpassata dal mondo intero, compresa Napoli.

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