Il femminismo all’italiana

про феминизм женщины

Il movimento femminista #MeeToo, creato in seguito allo scandalo Weinstein, continua a provocare discussioni non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le francesi, guidate da Catherine Deneuve, che hanno criticato il #MeToo, difendendo gli uomini e la loro sessualità, hanno deciso di esprimere la loro opinione anche le attrici italiane.

124 celebrità del cinema, tra le quali Valeria Golino, Giovanna Mezzogiorno, Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi e altre, hanno pubblicato un manifesto intitolato “Il Dissenso comune”. Nella loro lettera le attrici, non solo hanno espresso la loro solidarietà nei confronti delle donne che hanno avuto il coraggio di parlare di molestie sessuali, ma hanno anche dichiarato di essere  testimoni di questi atti. “Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse.” E poi proseguono: “Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza”.

Nonostante le calde parole di solidarietà e appoggio, le protagoniste del cinema italiano preferiscono tenere le distanze dalle “vittime parlanti”. Secondo loro non ha senso incriminare i singoli molestatori perché la colpa è dell’intero sistema, il quale permette che queste molestie accadano.

“Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo ‘molestatore’. Noi contestiamo l’intero sistema”.

Le attrici affermano anche che non si considerano vittime di questo sistema, ma “quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo”.

Eppure, malgrado gli sforzi e le belle parole delle star del cinema, risulta difficile credere sia nel loro coraggio che nella loro solidarietà. Dopotutto, basti ricordare come alcuni mesi fa l’attrice Asia Argento abbia subito in Italia un vero e proprio linciaggio verbale per aver osato confessare pubblicamente le molestie di Weinstein. Ma, mentre la stampa italiana e le televisioni tormentavano Asia, chiamandola prostituta, complice e persino sadomaso, le dive del cinema rimanevano in silenzio. In quel momento, in Italia le donne che hanno appoggiato la Argento si sono contate sulle dita di una mano.

È difficile credere anche che le attrici saranno in grado di smascherare il sistema senza smascherare i singoli molestatori, senza dire i loro nomi. “Se non è catturato – non è il ladro”, – dice un proverbio russo. Se non ci sono nomi – non ci sono molestatori. Se non ci sono molestatori – non ci sono vittime.

Se in passato avessimo seguito la logica proposta dalle attrici, non ci sarebbe stato il Processo di Norimberga e non ci sarebbero stati i criminali di guerra, perché nessuno avrebbe potuto giustiziare i singoli assassini dei campi di concentramenti, imputando tutta la colpa al regime nazista, il quale ha permesso che questi assassinii accadessero.

Ma soprattutto – è difficile credere nella sincerità della loro lettera. È possibile che le attrici italiane non si rendano conto che se a Hollywood non avessero fatto i nomi, non ci sarebbe stato il processo Weinstein, non ci sarebbe stato il movimento #MeToo e non ci sarebbe stato neanche “Il Dissenso Comune”.

Eppure, nonostante i disaccordi, la discutibile sincerità e la logica inaffidabile di questa lettera, essa rappresenta un passo avanti nell’emancipazione femminile in Italia. Anche se non subito, con mesi e mesi di ritardo, lentamente e con diligenza, questo manifesto è venuto alla luce. Ciò significa che c’è un desiderio di cambiamento, che c’è una speranza che il sistema basato sulle norme sessiste prima o poi crollerà anche in Italia.

Al momento, quello che manca sono il coraggio, la determinazione e soprattutto una sincera solidarietà.



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